Marcel Duchamp, Ruota di bicicletta, 1913

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Marcel Duchamp, Ruota di bicicletta, 1913, readymade aiutato, h cm 126,5, originale perduto, edizione firmata e numerata 1964, Galleria Schwarz, Milano.

Il Dadaismo si formò contemporaneamente in molti luoghi, sia in Europa, a Zurigo, Hannover, Berlino, sia in America, a New York, dove Duchamp si era trasferito.
Gli artisti dadaisti (Duchamp, Picabia, Man Ray e Schwitters) intendevano immettere nell’arte il caso, il gioco, il non-senso, con l’intenzione dichiarata di far fuori soprattutto l’estetica delle belle composizioni.
A farne le spese fu l’intero genere della pittura, dal momento che i dadaisti usarono soprattutto accostare e manipolare materiali diversi, se non addirittura, oggetti già trovati, dando loro un nuovo e imprevisto significato.
Tra tutti gli artisti dadaisti, il più importante fu certamente Duchamp, il quale divenne, per l’intera storia dell’arte del XX secolo, un caso del tutto eccezionale.
Duchamp non solo rifiuterà, da un certo momento in poi, il genere della pittura, ma anche l’intera dimensione dell’arte, intesa come un fenomeno ormai completamente superato: l’arte è una dimensione in evoluzione continua – sosteneva Duchamp.
Questa dimensione post-artistica, auspicata da Duchamp, è perfettamente esemplata nell’opera che stiamo osservando, una semplice ruota di bicicletta, presentata in un’esposizione artistica come se fosse una scultura tradizionale.
Ma quanti significati profondi nasconde, nonostante tutto, quest’oggetto trovato bell’e pronto ed esposto così com’è!

1. L’operazione di prendere un oggetto già realizzato e di esporlo in una galleria o in un museo provoca un salto logico, perché esso non è stato fatto, originariamente, per essere goduto esteticamente, ma solo per la sua utilità immediata: una ruota per correre, un pettine per pettinarsi, una pala per spalare, uno scolabottiglie per asciugare le bottiglie, un orinatoio per una privata funzione.
Questi oggetti vengono chiamati da Duchamp ready mades, che potremmo tradurre con un “trovati fatti belli e pronti”. Duchamp prende queste “povere cose” e le trasforma in personaggi, che spiccano proprio per la loro differenza e per la loro improvvisa originalità in mezzo alle consuete opere d’arte.
É proprio l’operazione di togliere questi oggetti dal loro contesto e di spostarli in un altro a determinare un cambiamento radicale nel loro significato, in quanto, all’interno di un’esposizione d’arte, essi non sono certamente lì a mostrare la loro bellezza. Avendo perso il loro significato originario, che è quello dell’utilità, questi oggetti ne assumono improvvisamente un altro: quello della loro inutilità.
Ma non è forse vero che le opere d’arte si distinguono da tutto ciò che crea l’uomo proprio per il fatto di essere stupendamente inutili?
2. L’opera consiste non in un unico pezzo, ma nell’accostamento di due elementi: una ruota di bicicletta e uno sgabello, un matrimonio assolutamente scandaloso.
Lo sgabello è fatto per stare seduti, la ruota per muoversi: due cose tra loro completamente opposte. Già quest’aspetto della costruzione fa riflettere: il mettere in contrasto due caratteristiche così diverse costituisce una sfida alla nostra immaginazione.
D’altronde, un grande poeta francese, Apollinaire, aveva dichiarato che il massimo della bellezza artistica avrebbe dovuto consistere nell’incontro tra un ombrello e un ferro da stiro.

3. La ruota possiede un simbolismo antichissimo e universale. Il suo significato, nelle religioni orientali, come il buddismo o l’induismo, è legato al concetto del continuo fluire della vita nel ciclo eterno delle rinascite.
La ruota è un cerchio e nel cerchio si adombra l’immagine del sole e dello stesso cosmo. Il cerchio possiede un centro e una linea ininterrotta che lo circonda in modo equidistante: in ciò sta la sua perfezione. Il moto orbitale dei pianeti attorno alle stelle e quello degli elettroni attorno all’atomo sono circolari o, per meglio dire, apparentemente circolari.
Circolare è la crescita annuale dei tronchi degli alberi, circolare è la sezione della colonna.
La ruota è un cerchio che si è fatto strada; la sua origine è artificiale, tecnologica; fa parte di una macchina. Permette il moto. La sua invenzione è epocale, come quella del fuoco.
Tutto ciò è contenuto simbolicamente in questo povero cerchio di bicicletta, che, infilzato con la sua forcella sul basamento-sgabello, diventa un ironico monumento di se stesso.

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